1° classificata:
Cirioni Martina
“Nina la Bambina della Sesta Luna” di Witcher Moony Casa Editrice Giunti Junior 2002
…Nel momento in cui Nina stava per dire la tabellina del
Appena Nina sentì queste parole si precipitò di corsa fuori dall’aula dove la aspetttavano tutti i suoi amici. Nina non disse niente fece solo un cenno per essere seguita e di corsa i piccoli alchimisti raggiunsero Villa Espasia. Salutò di fretta Ljuba e immediatamente dopo si trovava all’interno del suo segretissimo laboratorio con i suoi compagni.
Senza esitare interpellò il Systema Magicum Universi:<<Libro, Venezia è praticamente sommersa del ghiaccio, ma siamo in estate, cosa succede?! In più la Basilica di San Marco è magicamente scomparsa, è forse opera del malefico Karkon?>>
All’improvviso il libro si alluminò e cominciò a parlare:<<Solo
Come al solito il libro si chiuse come si era aperto, all’improvviso, ma questa volta aveva dato delle indicazioni ben precise a Nina.
Seguendo ciò che le era stato detto dal libro, Nina si recò nel secondo laboratorio, quello sotto alla laguna. Appena entrarono videro Max, era disperato, anche egli si era accorto che c’era qualcosa che non andava per il verso giusto e così corse incontro a Nina esigendo delle spiegazioni.
Proprio come Max anche Nina, Roxy, Fiore, Dodo e Cesco non sapevano come spiegarsi tutto ciò che stava accadendo.
Cesco si avvicinò al computer e digitò il codice di Nina per poter comunicare con Xorax.
Pochi secondo dopo la bambina della Sesta Luna stava già comunicando telepaticamente con Eterea.
<<Ciao Nina, come avevi sospettato tu, l’artefice di questo pasticcio è Karkon; per far congelare la laguna ha utilizzato il Mercurio unito e, per far scomparire la Basilica una scarica con il suo Pandemon Mortalis unita ad una miscela di oro puro e rame. Attenta Nina questa sarà una battaglia difficile, avrai bisogno di molto coraggio e per questo lo Sbacchio, l’animale della Sesta Luna che dona coraggio e sicurezza, ti sarà estremamente utile. Un’ultima raccomandazione, lo Sbacchio quando è felice emette delle enormi bolle capaci di rinchiudere al loro interno qualsiasi cosa, ma se rinchiude un essere malvagio può morire. Deve ritornare su Xorax prima dell’alba. Buona fortuna, Xorax ha bisogno dei pensieri liberi e felici dei bambini. Tuo nonno e Birov veglieranno sempre su di te.>>
Nina aveva ascoltato tutto con molta attenzione e senza esitare prese la piuma del Gughi, la strofinò e poi apparve il pianeta magico sul quale il nonno si trovava.
Fece girare la sfera per poter trovare lo Sbacchio e alla fine lo sorprese a giocare con Ondula, la farfalla dal corpo umano.
Nina prese l’animale con delicatezza e lo tirò fuori dalla Sesta Luna.
Lo Sbacchio è un animale bianco come la neve e soffice come un batuffolo di cotone.
Tutti i bambini si avvicinarono allo strano animaletto alto poco più di un metro.
Dopo aver accolto il nuovo compagno per questa avventura, Nina si fece seria e con determinazione prese il Taldom Lux e insieme a Cesco, Fiore, Roxy; Dodo e lo Sbacchio uscì dal laboratorio sotterraneo, pronta per sconfiggere il malefico Karkon Ca’ d’Oro.
2° classificato:
Di Boiardi Erika
“Il segreto di Mezzanotte” di DeLoach Nora Casa Editrice Mondadori 2003
Guardai di nuovo nello specchietto retrovisore. La Ford era sempre lì. Speravo che qualcuno arrivasse in mio aiuto. Accostai la macchina al margine della strada, per controllare la mia gomma a terra ma soprattutto volevo sbarazzarmi di quella Ford che mi stava alle costole per tutto il tragitto.
Sfortunatamente fui immediatamente imitata dal mio "inseguitore”.
Spensi il motore e mi assicurai che tutte le portiere fossero bloccate. Uno stormo di cornacchie, disturbato dal nostro arrivo, schiamazzò per poi andare a posarsi tra i rami degl alti alberi. Mi misi a pregare.
Dall’auto inseguitrice scese un uomo dall’aria inquietante, lunghi capelli neri e sopraciglia folte a tal punto da creare quasi un unico sopracciglio.
Man mano avanzava verso di me con lunghi e frettolosi passi, scorgevo gli abiti sporchi e solamente quando mi bussò con decisione al finestrino capii che erano macchie di sangue!
Il cuore mi balzò in gola, mi guardai intorno sperando di scorgere qualcuno a cui chiedere aiuto, ma non c’erano speranze: era una strada secondaria.
Decisi di prendere il toro per le corna, abbassai il finestrino tanto qunato bastasse per sentire ciò che voleva da me.
L’uomo mi chiese con voce profonda se avevo bisogno d’aiuto, io respinsi la proposta ma lui insistette dicendomi che ci avrebbe messo solo cinque minuti per sostituirmi la gomma e vedendomi che fissavo la sua camicia imbrattata di sangue aggiunse che stava tornando da una battuta di caccia.
A quel punto decisi di fidarmi e sbloccai le portiere per poter prendere l’occorrente dal baule dell’auto.
Fu di parola, in pochi minuti sostituì lo pneumatico. Nonostante le apparenze in fondo era una brava persona. Decisi di ripagare la sua gentilezza offrendogli un caffè al primo bar che avremmo incontrato.
L’uomo mi disse che c’era una piccola baita poco lontano e di seguirlo con la mia auto, avrebbe fatto strada lui.
La baita aveva un aspetto invitante, una volta dentro era invece inquietante, appese alle pareti decine di teste di animali imbalsamati e mosche che ronzavano ovunque, attratte dall’odore del sangue fresco di conigli sgozzati su quel che un tempo era un bancone, ora era evidente che non era più un locale pubblico, ma la tana di un uomo malvagio.
L’angoscia ebbe il sopravvento su di me, rimasi immobile senza riuscire nemmeno a respirare, non ero nemmeno in grado di pensare, l’odore di sangue era sempre più forte, svenni.
Quando riaprii gli occhi ero in una stanza diversa, l’uomo mi porgeva una tazza di caffè dall’aroma forte, mi disse di berlo e si presentò:"chiamami incubo”.
I miei occhi lasciavano trasparire l’orrore che provavo, infatti aggiunse che per la paura che sapeva incutere nelle donne si era scelto quel soprannome, veramente azzeccato a mio parere.
Bevvi un sorso di caffè, non avevo nulla da perdere a quel punto. Dovevo fidarmi del mio primo istinto, non mi sarei trovata in quella situazione.
Egli mi diede le indicazioni per tornare a casa e aggiunse che spaventare le donne dopo aver conquistato la loro fiducia era il suo hobby preferito. Se ne andò lasciando aperte le porte.
Mi alzai con fatica, il terrore aveva reso i miei arti inferiori quasi inermi, ma riuscii ad arrivare alla mia auto.
Fu a quel punto che vidi una bambina sulla Ford blu.
Nella macchina di quell’uomo c’era la bambina di Criket![…]
3° classificata:
Bonetti Francesca
“Olga in punta di piedi” di Masini Beatrice Casa Editrice Einaudi Ragazzi 2003
Quando ormai le luci dl caldo pomeriggio estivo si stanno spegnendo, Olga torna a casa.
È sudata, trafelata, quasi sporca di giochi e di libertà; si sente felice, però, appena apre la porta, avverte un senso di stanchezza e la tristezza delle consuete delusioni.
Una prima sorpresa la attende: la mamma non è più nervosa ma sorridente: "Olga ce l’hai fatta!! Sei stata ammessa all’anno successivo!!!”
Lei non sa se piangere o ridere, è felice per la mamma, ma sarà in grado di affrontare le difficoltà che l’aspettano??
Ecco che improvvisamente suona il campanello, Olga va ad aprire e il postino le consegna una raccomandata, è per lei. Olga la apre e sulla busta bianca rimangono le impronte delle sue dita sporche di polvere. Il foglio interno riporta lo stemma della scuola di danza, ha tutta l’aria di essere una comunicazione ufficiale però è scritta a mano. Comincia a leggere:
"Cara Olga,
Sono lieta di comunicarti che ti ho scelta, tra tutte le allieve del corso per un’esibizione molto importante che rappresenta la nostra scuola al festival della danza fra due mesi circa.
Sarai protagonista dello spettacolo insieme all’allieva Bruni.
Sono sicura che il vostro duetto sarà immediatamente e ti ripagherà per tutti i sacrifici e l’impegno che hai dimostrato nel corso dell’anno.
Tu non sei perfetta ma il tuo modo di danzare è pieno di vita e di entusiasmo.
Conto su di te.
Madame.”
Olga rimane immobile, come se fosse fulminata ma stavolta è la gioia che l’ha raggiunta.
Olga non le sembra più un nome troppo corto e troppo banale, è lei che si chiama Olga e ne è fiera.
4° classificata:
Torricella Viola
“Lo Hobbit” di J. R. R. Tolkien Casa Editrice Mondadori 1986.
La freccia nera schizzò via dalla corda, puntando dritta alla zona scoperta sulla sinistra del petto del drago, ma mancò l’obiettivo per un soffio. Il drago si infuriò molto dopo quell’attacco e produsse una fiammata così potente che distrusse la città e dei suoi abitanti se ne salvarono ben pochi.
Il drago, mentre la città bruciava, aveva intrapreso la strada per la montagna, dove aveva un conto in sospeso con i nani.
Intanto Bilbo e i suoi amici erano nella stanza del tesoro, dove lo hobbit aveva trovato l’archepietra. Thorin era il più euforico e non vedeva l’ora di portare via tutto il tesoro.
Bilbo, al contrario, era preoccupato e sentiva che stava per accadere qualche cosa di terribile.
All’improvviso si sentirono dei rumori provenire dall’esterno, quindi tutti corsero a nascondersi, ma era una mossa inutile visto che il drago riusciva a fiutarli. Infatti, quando il drago entrò nella stanza del tesoro, solo i più veloci erano riusciti a trovarsi un nascondiglio, ma Smog urlò: -Sento il vostro odore, nani e sento anche il tuo, Cavaliere del Barile.
Stava prendendo fiato per fare uscire una fiammata immensa, quando Bilbo si alzò e disse: - Fermati, o possente smog, se tu farai uscire dalla tua enorme bocca una delle tue potentissime fiammate, non danneggerai solo noi, ma scioglierai anche il tuo preziosissimo tesoro.
Il drago, che in effetti non ci aveva pensato, si sentì molto stupido e si fermò sul posto per pensare ad un modo per ucciderli. Bilbo, senza pensarci su molto, prese la mira nella zona scoperta sulla sinistra del petto del drago e gli scagliò contro l’archepietra, che lo colpì, ma si distrusse in mille frammenti. Il drago stramazzò a terra, però cadde proprio sopra alla brocca d’argento, dove si era infilato il povero Bombur. Egli, non riuscendo ad uscire perché la sua enorme pancia si era incastrata, rimase schiacciato dal peso del drago e fece la più stupida e brutta fine che un nano potesse mai fare.
I nani non si erano resi bene conto dell’accaduto, ma Thorin si accorse subito di una cosa: l’archepietra era andata distrutta. Alcuni nani avevano cercato di soccorrere Bombur, altri invece erano andati a congratularsi con Bilbo. Thorin era infuriato: Bilbo non solo non gli aveva detto che aveva trovato l’archepietra, ma l’aveva anche distrutta.
Quello che venne dopo fu un periodo di litigi e di guerre per il tesoro e, nonostante il drago fosse morto, ci vollero anni prima che le terre e i popoli vicino alla montagna trovassero unpò di tranquillità e di pace.
4° classificata:
Fornasari Erika
“Speciale Violante” di Pitzorno Bianca Casa Editrice Mondadori 1989
<<E va bene!>> sbuffò scocciata Scintilla <<E va bene! La farà lei la mia parte per stasera! Tanto alla fine dovrà solo sfilare in una viuzza di un paesino dimenticato da tutti e frequentato da poca gente…e tra tutta le persone del pese solo due o tre guarderanno la mia telenovela!!>> esclamò arrabbiata Scintilla. Dopo di che fece per andarsene quando Barbara, preso il dovuto coraggio, rispose:<<Non è vero cara Scintilla ti sbagli eccome…prova a fare un giro per il paese mentre alla TV passano le tue puntate troverai un sacco di gente incollata al televisore a partire da mia zia Elvira, dalla mia amica Valentina, alla Lisetta del bar!!>> replicò Barbara <<e comunque se proprio non ti va di sfilare stasera perché vuoi attenerti alle regole del tuo amico Ugo…fai pure sfilerò io al tuo posto:lo farò con onore, con gioia e con passione!!!
Scintilla Luz senza più dire una aprola e ancora scioccata dalla "predica” di Barbara che lei considerava una ragazza tranquilla, uscì sbattendo la porta anzi il portone alle sue spalle. Alfonso prese quel gesto un po’ maleducato per un va bene e assunse definitivamente Barbara per quella serata un poco speciale per tutti i cittadini di Dorgo. Così il momento tanto atteso da tutti arrivò e giunti alla sfilata dei "telenovellari” toccò a Barbara guidare il corteo. Le era stato spiegato più e più volte la strada da fare e Barbara era sicura di non sbagliare quel tragitto poiché conosceva quel paesino quanto le sue tasche. E infatti…la strada non la percorse giusta ma alla perfezione fermandosi nei punti prestabiliti dalla cartina creata quello stesso pomeriggio con l’aito della nuova Violante. Barbara aveva il cuore che le batteva a 1000 o forse di più…sudava ed era emozionatissima!!! Per una sera si era sentita fin troppo osservata. Il flash delle macchine fotografiche le provocava un bruciore agli occhi, il vestito le stringeva un po’ in vita, e poi Barbara non era una ragazza abituata a portare i tacchi alti e con quelle scarpe non si sentiva tanto stabile!!! E se fosse inciampata??? Era nel completo pallone…in quel momento le sarebbe piaciuto scavare un buco, andarci dentro e uscire l’indomani mattina. Ma gli sguardi e le voci delle sue amiche sedute in 1^fila che la incitavano la fecero sentire più forte…il vestito non stringeva più, il cuore sis tava calmando e le scarpe non erano poi così tanto alte come le sembravano prima!!! Era un traguardo…Barbara era riuscita a superare le sue paure…ce l’aveva fatta!!! Erano state le voci delle sue migliori amiche!!! La serata proseguì velocemente ballando, cantando, scherzando ma soprattutto si concluse con un colpo di fulmine. E sì…Barbara aveva fatto conquistate!!! Wolf si era dichiarato quella stessa sera…in privato…l’aveva chiamata da parte su un muretto era buio, il vento le faceva ondeggiare i capelli in modo irregolare, stare da solo con lui non le faceva battere forte il cuore glielo faceva battere fortissimo, la sua vicinanza significava protezione, affetto ma soprattutto stava a significarle che lei non era così brutta come a volte si vedeva nello specchio.
Erano soli…solo la musica serviva a riempire quel silenzio fra i due…che non esitavano a lanciarsi occhiate amorose e a coccolarsi. In quel momento Barbara qusi istintivamente chiese a Wolf:─Ma saresti disposto a fare tutto quello alla…─ Wolf non le diede il tempo di finire di parlare, forse aveva capito cosa voleva chiedergli, forse no ma aveva deciso di baciarla. Era il primo bacio di Barbara…l’avrebbe portato fino alla fine della sua vita nel cuore anche perché un’occasione così di popolarità e di fortuna non l’avrebbe più avuta…e per Barbara quel bacio dava più risposte di tante parole messe insieme…magari di parole dolci di frasi fatte che sul momento piacciono poi ti rendi conto che non trasmettono niente. La notte sopraggiungeva su Dorgo…la musica si spense…i cittadini si recarono nelle proprie abitazioni…e Wolf accompagnò a casa Barbara ancora nelle vesti classiche di Violante. Giunse la mattina, poi ancora la sera, i giorni passavano, passavano i mesi…poi giunse il momento in cui Wolf fu costretto a tornare al suo Paese. Salutò con rammarico Barbara promettendole di tornare a trovarla ad Alaria. Poi giunse il momento del saluto a Dorgo anche per Barbarella dispiaciuta di dover lasciare quel posto pieno di ricordi e emozioni belle passate con gli amici, ma soprattutto con il ricordo dell’immagine di Wolf, della sua voce, del suo bacio. Barbara trascorse un inverno freddo giù ad Alaria, ma Wolf durante le feste di Natale mantenne la promessa fatta e andò a trovare Barbara ad Alaria, si fermò da lei alcuni giorni, furono fantastici, si divertirono un mondo. A Barbara sembrava una favola…oppure un sogno irrealizzabile ma allo stesso tempo appena vissuto.








